lunedì 4 febbraio 2008

Biografia di un grande, Matteo Salvatore

Posted in Matteo Salvatore tagged a 18:24 di hotwine

BIOGRAFIA SU MATTEO SALVATORE

L’infanzia, la povertà e l’arte

Apricena nel ventennio fascista è il sole alto della controra, case bianche e sciami di mosche. Tante. Tra i poveri, i Salvatore (soprannominati i Zicozico) sono tremendi. Il padre facchino quando può, la mamma chiede l’elemosina nei vicini paesi. Matteo insieme a fratelli e compagni di strada vive e gioca scalzo nella piazza. Non ci sono orari da rispettare per il pranzo e la cena, perché non c’è niente da mangiare. Qualche verdura rubata nei campi e poi bollita, la carne e i maccheroni sono un sogno a occhi aperti (una sorella morirà per denutrizione).

Poi il padre va in galera. E nel carcere di Lucera viene messo in cella con Giuseppe Di Vittorio. I due insieme compongono Evviva la Repubblica, una marcetta che verrà incisa da Matteo Salvatore nel disco Il lamento dei mendicanti.

Quasi per noia i pomeriggi Matteo va da un vecchio cieco suonatore di violino per imparare a suonare la chitarra. Servirà ad arrotondare qualche soldo, portando con Vincenzo Pizzicoli, il vecchio cieco, le serenate alle finestre. Fa il garzone in bottega e anche il banditore comunale. Suonerà il corno per annunciare che la carne della macelleria di Pasquale Camicialonga è buona e di diverse qualità per tutte le tasche, tranne che per i poveretti a cui rimane la pelle, la testa e le ossa tutte insieme (bando della carne).

L’arrivo nella Capitale, il suo talent scout Claudio Villa

Quando arriva l’età per l’emigrazione la meta è Roma. Da questo momento in poi nulla più ispirerà le composizioni del futuro cantore. Ogni ballata è un ricordo tra il 1925 e i primi anni 50. Poi la cassetta dei ricordi viene sigillata. Lu Pugliese a Roma è l’unica ballata fuori dai ricordi e dalla vita di Apricena. Persino le ultime composizioni, scritte anni fa e incise per Stampa Alternativa come Lu pensionato, Arrucunete, Sempre poveri, sono quella Apricena nella memoria del vecchio cantastorie. Dove ritorna, ma con i due figli Lazzaro e Enza e la moglie Ida. La casa è uno stanzone nella villa comunale, messo a disposizione dalla amministrazione per la grave indigenza familiare. La irrequietezza lo porta a vivere in Liguria e poi a Milano, per stabilirsi poi definitivamente nella Capitale. A Roma ci arriva con il traino-stop impiegando venti giorni. Li nelle cave di valle Aurelia trova lavoro e casa in una baracca. Una donna del suo paese lo convince a cantare nelle trattorie romane, gli compra una chitarra, dei nuovi pantaloni e gli augura buona fortuna. E arriva la fortuna: naturalmente arriva di sera. In una di queste trattorie incontra Claudio Villa. Canta al suo tavolo le canzoni di Roberto Murolo ma il reuccio si accorge che Matteo non è napoletano. Lo convince a cantare in pugliese, negli stessi anni in cui Domenico Modugno canta in siciliano. Scatta la sua creatività. Decide di comporre testi e musiche, ballate che nascono dal ricordo. Mi minore, Si settimo, La minore sono le note delle canzoni più struggenti. Il Do maggiore, il Si per le ballate allegre. La maggiore, Mi maggiore e Re maggiore per comporre una tra le ballate più significative del suo repertorio: Padrone mio ti voglio arricchire.

Le tournée all’estero, i soldi e la fama

Matteo incide per Claudio Villa e la Vis Radio i primi 78 giri. Le canzoni sono allegre e a doppio senso. E’ la prima volta che si sente cantare in dialetto pugliese alla radio. Ad Apricena intanto arriva la notizia che Matteo Zicozico sta diventando famoso. Nei bar del paese risuonano le sue ballate, come in quel struggente 29 agosto 2005, giorno del suo ritorno al paese, dentro la bara. La Discoteca di Stato incide il cantore, le canzoni sono Le serve rivali e Il carrettiere. Partecipa a film come Uomini e lupi. Iniziano i primi concerti sporadici, sono soprattutto feste dell’Unità nelle province di Foggia e Bari. Va in America tre volte per suonare dinanzi alle comunità di emigranti: negli spettacoli fa il primo tempo, il secondo è per Claudio Villa e Domenico Modugno e Patty Pravo. In quegli anni freme per sistemare la sua famiglia. Nascono i figli Franco e Margherita. La moglie Ida lo aiuta nelle composizioni, sa scrivere, ed è per lui una valida collaboratrice che mette ordine a musiche e parole. Dopo l’esperienza con la Vis radio continua a sfornare e incidere ballate per varie etichette discografiche come la Combo Record, Criket, Tank Record, Universal, Vedette Records, Amico, Cetra, Cicala, Dischi del Sole, Quadrifoglio, Up international, Variety. Matteo ha una compagna, non più segreta. E’ la sua corista Adriana Doriani. Il successo, la famiglia e l’amore si intrecciano negli anni Sessanta. La sua famiglia decide di stabilirla a Milano, lui torna a Roma. Gli anni Sessanta sono gli anni più prolifici non solo per le tantissime incisioni. La Rai dedica interi programmi sia radiofonici che televisivi alla musica del sud Italia, di cui Matteo Salvatore è diventato un po’ il protagonista assoluto…

Le 4 stagioni del Gargano

Sono la consacrazione massima. Le foto all’interno sono di Ferruccio Castronuovo, aiuto regista di Federico Fellini, originario di Vico del Gargano. Edito da Rca e Sorrisi&Canzoni. Il nobile cofanetto che contiene i quattro 33 giri rimarrà per sempre il pezzo da collezione più ambito tra i suoi fan. Matteo adesso sperpera soldi. Ha voglia di abbondanza, di frigoriferi sempre pieni. Il riscatto adesso sono la carne e i maccheroni, mattina e sera.

Genio e sregolatezza, l’amore e le truffe fatte in casa

Vive l’amore passionale con Adriana. Ma i soldi, i tanti soldi non li ha fatti. «E mai li farai – gli dirà il fratello Umberto – se continui a farti imbrogliare dalle case discografiche». Fa i conti e tra diritti e royalty credeva di guadagnare di più. Escogita un piano: ritira i master delle incisioni e li vende a più discografici. Ognuno di loro ha un contratto di esclusiva con lui firmato. A Matteo non importa niente, anche se lo denunciano. Subirà anche atti di pignoramento.

Iniziano gli anni della contestazione. Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini sono i protagonisti del canto politico. Anche Matteo Salvatore, nonostante non abbia mai usato nei testi la falce ed il martello, parole come lotta, cortei, viene identificato in quel filone. Lui il cantante della rassegnazione, di canzoni senza soluzioni politiche sempre con i tre accordi, il falsetto e le semplici parole canta Lu sovrastante nel luogo e nel momento sbagliato, al Cantagiro. Lo fischiano, lo criticano per aver abbandonato la sua purezza naif. Matteo non si abbatte, quando finisce di svernare al Folk Studio di Roma torna a Foggia. Nel 1972, i Csc (centro di servizi culturali) finanziati dalla Cassa del Mezzogiorno, decidono di organizzare una serie di recital con Matteo Salvatore. Tra gli animatori un giovane, Gennaro Arbore, responsabile Csc divenuto poi fedele amico di Matteo. A Foggia, in quegli anni, il suo recapito è l’hotel Sarti. Passato il beat, in Italia inizia l’era del progressiv dei primi anni ’70. Nonostante le tante incisioni Matteo non è arrivato al centro della musica. Ma in Italia sta per accadere qualcosa, il folk revival, che servirà a portare la attenzione musicale verso il sud est Italiano, verso la terra nera, sino alle parole arcaiche di Matteo Salvatore, verso la Capitanata. Napoli aveva i suoi mandolini, i suoi cantori, fraseggi morbidi e parole gentili come mare, amore, cuore, barca.

L’onta del carcere

Era il settembre del 1973. Problemi giudiziari terranno il cantante lontano dalle scene, ospitato nel carcere di San Marino. Su Matteo pendeva una grave accusa: l’omicidio di Adriana Doriani. Anni

dopo, grazie ad amici come Renzo Arbore, Mariangela Melato e tanti artisti della Rai, viene organizzata una colletta sostanziosa, che permetterà alla famiglia Salvatore di incaricare un ottimo penalista del forum di Roma a riaprire il caso. Dopo quattro anni, riacquistata la libertà, Matteo Salvatore con la moglie Ida raggiunge Foggia, e promuovono un incontro con gli amici di Matteo presso l’hotel Cicolella.

Ma alla Rai Matteo non poteva metter piede dopo l’incidente di San Marino. Renzo Arbore gli consiglia di farsi vedere però giù ai bar della strada, salutare i dirigenti e non chiedere di lavorare. Il tempo o forse i tempi addolciranno i rigori di una Rai fortemente clericale. Gli anni ’80 sono anni difficili per la musica d’impegno. Molti cantautori abbandonano le ballad e curvano verso il commerciale, con band rock e concerti da stadio. E’ l’epoca delle pop star. Matteo Salvatore vive solo a Roma. Ai primi caldi si trasferisce sul Gargano, alloggiando in piccole pensioni. Non fa concerti pubblici, non c’è richiesta. Adesso sono lontani gli anni del folk revival.

La salute, il definitivo riconoscimento

Negli anni ’90, tra giugno e settembre, Matteo Salvatore viene ospitato in un’agriturismo di Vieste. In quegl’anni Angelo Cavallo (suo primo ed unico manager) e Matteo Salvatore stringono ulteriormente i loro rapporti di amicizia, frequentandosi intensamente sia d’inverno che d’estate. E’ una vera amicizia. Matteo si stabilisce prima a Mattinata e poi definitivamente a Foggia. Nel 1992 iniziano le riprese del film “Nelle carni del cantastorie” regia di Annie Alix.

Matteo era irrequieto ed imprevedibile. Le riprese, iniziate a giugno, si conclusero ad ottobre nella Capitale. In quegli anni esegue una serie di concerti a Piazzetta Petrone di Vieste. Anni comunque di sopravvivenza.. Qualche richiesta arrivava dalla Provincia di Bari. Nessun giornale parlava di lui. I dischi erano introvabili. Il suo perenne girovagare non consentiva di rintracciarlo facilmente per chi lo avesse voluto ad un recital.

Rendendosi conto di questa situazione, Angelo Cavallo decise, insieme a Matteo, di raccontare la storia della sua vita , nel 2002 con il libro edito da Stampa Alternativa, dal titolo “la luna aggira il mondo e voi dormite” , con allegato un cd contenente 11 ballate inedite del cantastorie.

Durante la promozione in giro nelle librerie d’Italia, riscuote molto successo questo personaggio con una vita cosi travagliata ed affascinante, ed aumentano le richieste per i concerti.

Tanti i premi, aumentano di colpo le date, ma di sicuro raggiunse l’apice con Vinicio Capossela nella serata “Chi tiene polvere spara” eseguito il 9 luglio del 2004 al Parco della Pellerina di Torino. Dinanzi a 25.000 spettatori sul palco: Matteo Salvatore, Flaco Jemenez (Buena Vista Social Club), Roy Paci, Vinicio Capossela, Marc Ribot & Mistery Trio, Shane Mac Gowan & the Popes.

Con Vinicio duettò nel 2004 al concerto del 1° maggio di Genova con una diretta su RAI 2, ed in altre occasioni., ma non fu l’unico grande artista che lo volle al suo fianco , infatti una delle ultime tournèe di Matteo fu Craj, spettacolo sulla musica pugliese proposto da Teresa De Sio.

Matteo Salvatore è ridotto a utilizzare la sedia a rotelle per via di un ictus. La sua volontà è di proseguire a fare concerti “sino alla fine come Modugno”, diceva.

Tanti ricoveri, un diabete che lo tormentava, la bronchite cronica, insufficienza respiratoria.

Fino alla fine, fino alla fine dei suoi giorni, nel suo pianterreno in via capozzi a Foggia, era il 27 agosto 2005.

Biografia a cura di Angelo Cavallo

Grazie a Pierluigi

3 commenti »

  1. Sono di Apricena ho conosciuto Matteo personalmente quando era scaricatore di sacchi di farina al forno di mio zio Giovanni Perrone.Ho scritto un saggio che è in pubblicazione presso la tipografia Malatesta di Apricena.
    Il saggio è in due parti:
    1- Apricena:il dialetto origine e linguistica
    2- Matteo Salvatore un poeta analfabeta
    Ho in progetto di scrivere gli ultimi anni di Matteo fra Foggia e Mattinata.
    Sono un professore di inglese in pensione di 63 anni,negli anni sessanta suonavo il sax con Umbertino – fratello di mattiuccio – grandissimo batterista.
    La famiglia zikzik era un gruppo di veri grandi artisti ,Renzo arbore ha fatto poco per Matteo ma poteva fare molto molto di più, il carattere? era un artista con genio e sregolatezza, disordinato come lo sono di norma i grandi artisti alle feste dell’unità in provincia di Foggia.

  2. Sono un cantautore ed ho vinto quattro premi nazionali per la Poesia.
    Dico solo che Matteo Salvatore era un grande Poeta autentico.
    Peccato di non averlo conosciuto in vita.
    http://www.mauriziotancredi.it

  3. Benvenuto nelle terra del rimorso,Maurizio
    la tua presenza ci onora


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